Nel Martirologio Romano si legge che i Santi martiri Marcellino e Pietro erano l’uno sacerdote e l’altro esorcista. Fu il Papa San Damaso, grande cultore delle memorie dei martiri, a tramandare la notizia del loro martirio, avendola appresa dallo stesso loro carnefice, Doroteo, in seguito convertitosi alla vera fede.

I martiri Marcellino e Pietro furono condannati a morte durante la persecuzione dell’Imperatore Diocleziano (284-305). Condotti fuori della Città di Roma nella “Sylva Nigra” (Selva Nera), furono costretti a scavarsi la fossa e quindi decapitati il 2 giugno. Apparsi in quella stessa notte ad una pia matrona di nome Lucilla, le indicarono il luogo del loro martirio. La donna trasportò i loro corpi lungo la Via Labicana, al terzo miglio, nella catacomba detta “Ad Duas Lauros”.

Il luogo della loro sepoltura divenne subito meta di pellegrinaggi, per cui l’Imperatore Costantino fece edificare in loro onore una basilica. Durante l’invasione di Roma, i Goti distrussero la basilica e fecero in pezzi la lastra di marmo con il cantico che il Papa San Damaso aveva composto in loro onore. Fu Papa Vigilio a ripristinare il carme di Damaso e ad inserire i nomi dei due martiri nella preghiera di consacrazione della Messa, il Canone Romano.

L’attuale Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro a Roma, sulla Via Merulana, risale al V secolo. Nello stesso periodo fu composta la Passio dei Santi Marcellino e Pietro, che seguendo il carme di Papa Damaso aggiunge dettagli significativi ad edificazione dei fedeli. Nell’iconografia i due martiri vengono raffigurati come due chierici con in mano un rotolo della Parola di Dio o una corona a simboleggiare il martirio.