
ex collaboratore parrocchiale
† Padre Ferdinando Pagliaro C.P.
È nato il 24 giugno 1939 a Mondragone (CE).
È stato ordinato sacerdote il 26 febbraio 1966.
In Parrocchia dal 1987 c.a. al 1991.
E’ stato Superiore della comunità religiosa dal 1987 c.a. al 1991.
E’ piamente ritornato a Dio il 13 marzo 1991.
Riposa nel piccolo cimitero dei Padri Passionisti presso il Monte Argentario (Orbetello-GR).
BIOGRAFIA
I più anziani fra noi ricordano certamente due cari coniugi che coltivavano i terreni delle suore passioniste a Ciampino e poi il terreno della Provincia Le Ferriere, Nicola e Rosina Pagliaro. Erano i genitori dei Padri Ferdinando e Mariano, della passionista Suor Benigna e di Galileo Pagliaro. Ricordiamo le tappe principali della sua vita, purtroppo non lunga. Frequentò le scuole medie inferiori e superiori nei seminari di Nettuno e di S. Eutizio e fu ammesso al noviziato nell’anno 1957. Erano tempi d’oro per le vocazioni religiose e Ferdinando continuò i suoi studi in mezzo ad un folto gruppo di compagni, prima alla Presentazione, poi alla Scala Santa, frequentando, qui, l’università Lateranense. Il 26 e il 27 febbraio 1966, festa di S. Gabriele dell’Addolorata, furono giorni di grande gioia per lui e per tutti i suoi famigliari. Padre Ferdinando fu ordinato sacerdote dal vice-reggente di Roma Mons. Canestri e celebrò la sua prima messa solenne nella festa di S. Gabriele.
Nello stesso anno fu inviato al convento dell’Angelo, presso Lucca, per insegnare agli studenti e aiutare nella formazione. L’anno seguente fu trasferito a S. Giuseppe sul Monte Argentario con l’ufficio di vicemaestro dei novizi, che ricoprì per due anni. Seguì un periodo di permanenza a Nettuno come vicedirettore del seminario. Fu ancora vicario economo della nuova casa di Rocca di Papa. In quegli anni si dedicò molto all’insegnamento della religione nelle scuole medie. Negli ultimi tre anni, dal 1981 al 1984 fu superiore in quel convento, che gli era molto caro e dove era assai amato dalla popolazione, specialmente dai giovani. Nel 1984 il sottoscritto lo richiese come segretario personale e provinciale, e fu allora che ebbi modo di conoscerne più da vicino la grande fede, l’affetto intenso verso la Congregazione ed anche le molte sofferenze. Insieme al segretario provinciale, Padre Ferdinando svolse allora anche l’ufficio di economo della comunità della Scala Santa, allora molto numerosa.
Gli ultimi anni della sua vita Padre Ferdinando li passò nella piccola comunità di Casalotti, alla periferia di Roma, come superiore della comunità.
Padre Ferdinando era malato di cuore da diversi anni, anche se soltanto negli due anni la sua malattia è stata conosciuta da tutti. Fu ricoverato per vari mesi e operato due volte, una volta all’ospedale S. Filippo Neri e una volta al policlinico Gemelli, ma purtroppo senza buon esito. Soffriva molto ed era cosciente del male che aveva e del poco tempo che gli restava da vivere. Già nel 1981 annotava:
“Sono tre anni che soffro di addormentamenti in tutto il corpo, gli occhi è come se avessero delle ragnatele squallide che vagano davanti alle pupille. Sento soffocarmi. Durante il giorno non faccio che soffrire. La notte riposo, ma la mattina, al risveglio, ricomincia tutto daccapo. È una realtà sempre peggiore. Una cosa sola mi è di aiuto: una fede incondizionata a Dio, con la certezza che tutte queste cose che mi capitano sono sua volontà per il mio bene. In questi momenti angosciosi non è facile credere in Dio e non è facile accettare tutto ciò […] la notte, a volte, mi sveglio di soprassalto con la percezione di soffocare. Mi affaccio alla finestra e la vista del cielo stellato, opera grandiosa di Dio creatore, mi rincuora, mi dà sicurezza, mi dà forza per accettare tale sofferenza come un dono di Dio. Allora grido con l’apostolo Giovanni: noi abbiamo creduto all’amore di Dio per noi”.
Questa fede era straordinariamente forte per lui. Durante l’ultima malattia mi ripeteva spesso: ringrazio Dio per la vita che mi ha dato. Perché dovrei esigere di vivere di più? È un grande dono quello che ho già avuto. E si offriva con una fede tanto semplice quanto integrale.
“La mia sofferenze – scriveva ancora – goccia nell’Oceano delle Tue sofferenze – converta i peccatori, salvi le anime del purgatorio, mi purifichi dalle mie colpe”:
Suor Maria Benigna Pagliaro, la sorella che lo assistette nella malattia, ricorda che non si lamentava mai delle sue sofferenze. Pensava invece alle sofferenze degli altri malati e li consolava. Dopo la sua morte tutti lo ricordavano con ammirazione negli ospedali di Roma dove era stato ricoverato.
Negli ultimi giorni fece ripetutamente l’offerta della sua vita a favore della comunità provinciale, che amava tanto e di cui aveva conosciuto tutti i problemi nell’ufficio di segretario provinciale. Soffriva molto per tali problemi, specialmente per i giovani, per le difficoltà di inserimento delle nuove vocazioni.
Chiese di essere sepolto al Monte Argentario, per stare in mezzo ai suoi, nel cimitero posto proprio in mezzo ai due conventi fondati da San Paolo della Croce. Ferdinando si spense serenamente al Policlinico Gemelli di Roma il 13 marzo 1991. Da tempo era cosciente dell’inesorabile fine che lo attendeva.
I funerali ebbero luogo nella chiesa di S. Gemma a Casalotti il 15 marzo, con la commossa partecipazione dei parenti e di molti confratelli e amici. Padre Ferdinando ha veramente dato fiducia alla Parola di Dio, alle sue promesse, alla sua chiamata. Parlando con lui si percepiva la validità di quanto Gesù dice nel Vangelo: Se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo, se invece muore porta molto frutto Tutto poteva crollargli intorno, ma la sua fede nella Parola era incrollabile.
Chiudiamo questo ricordo affettuoso con una preghiera-poesia pubblicata sulla rivista Il Crocifisso:
Signore mi hai purificato come lavanda di primo mattino. Mi hai saziato con le tue erbe fresche. Ero acre di salsedine e mi hai purificato, o Signore.
Padre Adolfo Lippi C.P.