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La Storia

PARROCCHIA SANTE RUFINA E SECONDA

Interno della Chiesa

La sede della Parrocchia Sante Rufina e Seconda e la Chiesa dedicata a Santa Gemma Galgani sono situate nell’antica Piazza del Castello di Porcareccia.Lasciata la via Boccea al Km 6,500 per via di Santa Gemma si giunge al suggestivo borgo di Porcareccia con il castello, i casolari e il rudere Forno Saraceno: spazio vicino alla città dal sapore antico, carico di memorie.
Fino alla metà del ‘900 il territorio attuale della Parrocchia apparteneva con altre otto borgate a quella di Sant’Isidoro di Tragliata. Con decreto dell’ordinario diocesano di Ostia – Porto e Santa Rufina in data 10 luglio 1954 fu eretta la Parrocchia Sante Rufina e Seconda, riconosciuta agli effetti civili con decreto del presidente della Repubblica il 22 marzo 1955.

 

“PORCARITIA”

“Porcaritia”, da cui prende il nome il borgo della Parrocchia, sembra che anticamente fosse un territorio dei Veienti.
Successivamente vi si stabilirono i patrizi romani che vi costruirono alcune ville rustiche. Oltre i materiali romani visibili presso il castello e nella cripta della chiesa, recenti scavi testimoniano con certezza tale presenza.
Di essa si parla in vari documenti del 1002 e del 1192. Sotto Innocenzo III (1160-1216) una parte della vasta tenuta fu affidata all’Ordine Ospedaliero di Santo Spirito. La donazione fu confermata con bolla di Alessandro IV del 1256.
Il castello di Porcareccia fu costruito quando era proprietario della tenuta l’Ospedale di Santo

Il rudere Forno Saraceno

Spirito che si serviva dell’intenso allevamento dei porci praticato nella zona per sfamare specialmente i poveri e i pellegrini. Urbano V nel 1362 e Sisto IV intervennero per proteggere questa preziosa fonte di sostentamento.
All’interno del castello nel 1693 fu edificata una chiesetta dedicata a Santa Maria dove il futuro Papa San Giovanni XXIII celebrava la santa messa circondato dall’affetto dei suoi “cari pecorari”.
Prima della costruzione della chiesa di Santa Gemma fu sede parrocchiale.
Sull’ingresso del Castello sono ancora ben visibili lo stemma di Santo

L’ingresso del Castello di Porcareccia

Spirito e quello di Stefano Vaio, commendatore dell’ordine.
Adiacente la piazza troviamo il rudere Forno Saraceno della tenuta di Forno Saraceno.
Il nome deriva probabilmente da Guido duca di Spoleto e Camerino venuto in difesa dei Romani

contro i Saraceni nell’anno 846. Come i tanti fontanili della zona anche il “forno” per molti anni fu considerato un bene comune: è dunque da salvaguardare.

 

LE SANTE PATRONE DELLA PARROCCHIA E DELLA DIOCESI

Sono le due sorelle martiri Rufina e Seconda di nobile famiglia romana ricordate in molti antichi documenti. A Trastevere, in Via della Lungaretta, esiste ancora un antico monastero a loro intitolato e che si dice edificato sul luogo della casa natale.
Il loro martirio avvenne sotto la persecuzione di Valeriano e Gallieno intorno al 260.
Promesse spose a due giovani, Armentario e Verino, furono tradite dai fidanzati apostati.
Avendo rifiutato di sacrificare agli idoli furono uccise in un terreno detto Buxo, sulla via Cornelia a dieci miglia da Roma.
Plautilla, matrona romana, dopo un sogno, rinvenne i corpi e provvide alla loro sepoltura in quello
stesso luogo dove, sotto Giulio I e poi Papa Damaso tra il 336 e il 384, fu edificata una basilica, Cattedrale della Diocesi di Lorium o Selva Candida.
“Sylva Nigra” dikena “Sylva Candida” per la presenza di insigni martiri.

Porcareccina – Resti dell’antica cattedrale

Attorno alla Basilica delle Sante Rufina e Seconda o di Selva Candida si formò una vera e propria città poi distrutta. Dopo le vicissitudini medioevali con le devastazioni saracene, dei pirati e l’abbandono delle terre, nel 1153 il Cardinale Conrado, futuro Papa Anastasio IV, rinvenne sotto l’altare della Basilica restaurata i resti delle due Martiri che fece trasportare nel battistero lateranense dove loro dedicata una cappella.
L’ubicazione dell’antica cattedrale, pur con qualche difficoltà, è da individuare sul colle della Porcareccina ove vi è una piccola cappella restaurata e custodita gelosamente dalla famiglia Marsicola.

 

LA NOSTRA DIOCESI

Cardinale Eugenio Tisserant

La Diocesi di Porto-S. Rufina è una delle diocesi suburbicarie di Roma.
Nei tempi antichi nell’agro romano vi erano quattro chiese episcopali: Porto, Loryum o Sylva Candida, Caere (attuale Cerveteri), e forse Acquaviva (o Pentapoli) distrutte quasi completamente dalle scorrerie barbariche e saracene.
Papa Callisto II nel 1120 unì Selva Candida, ormai deserta, alla sede episcopale di Porto, la più antica, aggiungendovi il nome di Santa Rufina e dotandola di molti privilegi.
Il vasto territorio venne ben presto ed in gran parte abbandonato per l’aria malsana.
Dal 1825 al 1854, la diocesi di Civitavecchia fu unita a quella di Porto.
Con le opere di bonifica del 1900, con la costruzione dell’aeroporto di Fiumicino e l’espansione della

S.E.R. Mons. Gino Reali – Vescovo di Porto-S. Rufina

città di Roma la diocesi ha avuto un notevole e crescente aumento demografico tuttora in atto.
La diocesi è divisa in cinque vicarie. La nostra parrocchia fa parte della vicaria foranea di Selva Candida.
Con l’arcivescovo mons. Andrea Pangrazio (1967-1984) ebbe inizio la serie dei vescovi suburbicari residenziali con piena giurisdizione.
Il cardinale titolare attuale è S.E. Roger Etchegaray e il vescovo e S.E. Mons. Gino Reali.
La Chiesa cattedrale consacrata nel 1950 dal Cardinale Eugenio Tisserant, in località La Storta, è intitolata ai Sacri Cuori di Gesù e Maria.

 

LA CHIESA DI SANTA GEMMA GALGANI

La Chiesa in costruzione

La chiesa parrocchiale fu costruita da Padre Bernardino Mastroianni: missionario, parroco, maestro, scrittore, nato a Campoli Appennino. Entrato nella congregazione di Padri Redentoristi partecipò alla grande guerra del 1915-1918. Nel 1917 a Capire in provincia di Belluno fece la promessa di costruire una casa per l’accoglienza di orfani e poveri della montagna, progetto che realizzerà nel 1942. Fu ordinato sacerdote a Cortona nel 1925.
Nel 1926 fondò le Suore Missionarie della Montagna per l’apostolato “religioso e civile” nei paesetti di montagna.

Padre Bernardino Mastroianni, fondatore e primo parroco della Parrocchia

Nel 1933 accolto dal vescovo Martinelli fu inviato nella zona della Boccea, “otto borgate e senza sacerdote”, un vasto territorio di S. Isidoro di Tragliata.
Padre Bernardino si stabilì dapprima a Pantan Monastero, poi nel Castello di Porcareccia. Aiutato dalle suore e dai muratori del suo paese natale edificò la chiesa, vari locali per le suore, l’asilo per i figli degli operai, dei pastori, per gli orfani e il laboratorio per le ragazze.
Dedicò la chiesa a Santa Gemma Galgani vergine e mistica lucchese morta nel 1903, beatificata nell’anno della sua venuta a Boccea e canonizzata da Pio XII nel 1940.
La chiesa fu consacrata l’8 dicembre 1954 dal Cardinal Eugenio Tisserant.
Instancabile, geniale, precursore di nuove forme di evangelizzazione, talvolta incompreso, Padre Bernardino, “il parroco dalle scarpe rotte”, dopo 45 anni di apostolato in queste terre morì il 30 luglio 1978.

Le Suore Missionarie della Montagna, munite di pala, danno il loro contributo alla costruzione della Chiesa

I mattoni vengono scaricati… inizia la costruzione della Chiesa

Padre Bernardino e gli scolari della sua scuola

Piazza Castello di Porcareccia: Parrocchiani che vanno a messa

I PASSIONISTI

La statua di Santa Gemma situata all’interno della Chiesa

La devozione a Santa Gemma, legata alla spiritualità passionista, convinse Padre Bernardino a lasciare in eredità ai Passionisti la chiesa con gli annessi locali perché proseguissero l’opera di evangelizzazione da lui iniziata.
Il fondatore della Congregazione dei Passionisti è San Paolo della Croce nato ad Ovada (Alessandria) nel 1694, morto a Roma nel 1775 e sepolto nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio. Il suo carisma: “contemplare e annunciare la Passione del Signore, la più stupenda opera d’amore di Dio”. Missionario, padre spirituale, mistico, fondatore, è considerato tra i più grandi apostoli del 1700. Molte zone dell’Agro romano conobbero il suo apostolato. Fiore esimo della sua direzione spirituale fu Rosa Calabresi di Cerveteri.
Tra i santi passionisti ricordiamo tra gli altri, San Gabriele dell’Addolorata Patrono d’Abruzzo e compatrono della Gioventù Cattolica Italiana e San Vincenzo Maria Strambi di Civitavecchia.
I passionisti iniziarono il loro apostolato in parrocchia dal 1979. I parroci succeduti a Padre Bernardino sono stati i Padri Passionisti: Vittorio Bruni, Anselmo Grassi, Federico Pirozzi, Aurelio D’Intino.

 

IL RESTAURO DELLA CHIESA

La povertà del materiale usato nella costruzione della chiesa e dei locali annessi, le esigenze di

nuovi spazi, la crescita costante della parrocchia oggi vicina ai 15000 abitanti, resero necessario un intervento radicale.
I lavori iniziarono nel 1988, progettista e direttore dei lavori l’architetto Ottaviano D’Egidio, passionista, coadiuvato dagli architetti A. Triolo e G. Casali. La genialità delle soluzioni permise di ricavare nuovi spazi e avere maggiore funzionalità con la creazione della cripta e del matroneo.
La decorazione interna fu affidata allo scultore e pittore passionista Padre Tito Amodei.

Tra le sue opere:

  • Nell’abside: affresco di Santa Gemma che riceve le stigmate dal Crocifisso e il tabernacolo dorato in ferro battuto realizzato da S. Coccia (un tabernacolo uguale è presente anche nella chiesa di Santa Marta in Vaticano);
  • Nella cripta: mosaico con episodi della vita delle Sante Rufina e Seconda e l’urna in bronzo che custodisce le preziose reliquie delle martiri;
  • In chiesa: Battesimo di Gesù e Via Crucis in terracotta;
  • Infine la grande porta in bronzo (2002) con bassorilievi di Santa Gemma Galgani, della Passione di Gesù e delle sante sorelle martiri.
Inoltre nella chiesa si custodisce un bel Crocifisso che veniva portato processionalmente dai pellegrini che si recavano a Santiago di Compostela in Spagna.
Nel 2001 dopo le pratiche alle sovrintendenze fu possibile adattare alla facciata un portico contenuto ma funzionale che ben si inserisce nel contesto di Piazza del Castello di Porcareccia.