Le celebrazioni per le patrone diocesane Rufina e Seconda sono culminate nella festa del 10 luglio, giorno della memoria delle due sorelle martiri. La Messa è stata presieduta dal vescovo titolare di Cerveteri Andrea Ripa, in quanto il vescovo Gianrico Ruzza impossibilitato a partecipare. Durante la liturgia il segretario del Supremo tribunale della Segnatura apostolica ha consegnato il mandato ai volontari del centro missionario diocesano e ha istituito lettori i candidati al diaconato permanente. Nella parrocchia di Casalotti dedicata alle protettrici sono stati in tanti i sacerdoti, tra cui il vicario generale don Alberto Mazzola e il parroco padre Aurelio D’Intino, e i fedeli presenti per accompagnare e stringersi intorno alle giovani sante e ai nuovi “testimoni” della Parola di Dio. 

Rufina e Seconda hanno dato una grande testimonianza della loro fedeltà a Cristo: continuare a fare memoria, dopo tanti secoli, del loro coraggio e della loro forza serve ad illuminare ancora oggi le nostre vite. Il territorio diocesano è stato benedetto dal loro sangue, e la loro santità può e deve continuare ad ispirare altri testimoni di Cristo. Solo facendo esperienza di Gesù possiamo esserne testimoni veraci e credibili. L’incontro con Gesù lo si ha nella Parola, nell’abitudine a “cibarsi” quotidianamente della Parola di Dio, ad assumerla dentro di noi e a meditarla, a respirarla e traspirarla, così come nel farsi “prossimo” degli altri, dei lontani, dei diversi, degli stranieri, dei nemici…

Così ci insegna Gesù nella parabola del “Samaritano buono”, come ha ricordato don Federico Tartaglia, direttore Centro Missionario Porto-Santa Rufina nella celebrazione serale del secondo giorno del triduo: un Samaritano di per sé non poteva essere buono, perché era un nemico storico, ma Gesù supera ogni limite e ogni confine, fisico e ideologico. Con questa parabola ci toglie la possibilità di prendercela anche con i nemici, e ci invita a farci prossimi, soprattutto di chi soffre, anche se è dall’altra parte del mondo, di un’altra religione, di una cultura e lingua diverse dalla nostra.

Allora la missione diventa parte integrante della vita del cristiano, non è una scelta opzionale, ma l’essenza stessa del vivere a pieno la Parola. Gesù prima di salire al cielo ha inviato i discepoli ad annunciare la buona notizia a tutta la creazione: la missione è a tutti e a tutto il mondo; la missione ci aiuta a riconoscere Cristo non solo nei fratelli e nelle sorelle che incontriamo ma anche in ogni elemento della creazione, “…perché in lui furono create tutte le cose, nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili… tutte le cose sono state create per di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte le cose in lui sussistono”, come San Paolo ci ha ricordato proprio nella liturgia di questi giorni di festa per la diocesi.

«Solo chi ha fatto esperienza viva di Cristo riesce ad esserne testimone verace e credibile, il martire ogni giorno sa per chi vivere e per chi morire, sa per chi donare la vita e spenderla, perché le sue scelte non si centrano su stesso o sulle logiche del mondo, ma centra la sua vita quotidiana su Cristo» ha detto il vescovo nell’omelia. Se vogliamo ravvivare la nostra esperienza, il nostro contatto con Gesù, senza giocare al risparmio, prendiamo esempio dai nostri nuovi testimoni che ci incoraggiano: la testimonianza dei 10 nuovi lettori e dei 5 partenti per l’esperienza missionaria estiva sia lievito e concime per tutta la diocesi. 

«Il servizio del Lettorato» ha detto ancora presule «servirà a migliorare la proclamazione della Parola di Dio e la preparazione della liturgia: favorirà quindi l’impegno a vivere la parola di Dio per annunciarla agli altri. E così l’invio missionario è un esempio di testimonianza. I cristiani portano la gioia di Cristo e la traducono in azioni concrete. Grazie perché ci ricordate che la missione non è compito di pochi, ma riguarda tutti, perché testimonia l’incontro con Lui, che trasmettiamo agli altri».

Sono diversi i giovani e le famiglie della diocesi impegnati in paesi in via di sviluppo attraverso associazioni e organizzazioni non governative cattoliche, che con il loro lavoro e la loro professionalità annunciano il Vangelo impegnandosi quotidianamente per colmare il divario Nord-Sud, combattere situazioni di ingiustizia, difendere i più vulnerabili, annunciando così il vangelo con la loro vita, affrontando situazioni difficili, conflitti, e povertà estrema.

Finalmente quest’anno, dopo una pausa di 5 anni, grazie ai 5 ragazzi in partenza per il Malawi accompagnati dal direttore del Centro Missionario Diocesano, la diocesi potrà rivivere il senso della missione, rivitalizzare i rapporti esistenti con la diocesi e le parrocchie locali, portare avanti i progetti in corso e avviarne di nuovi, stabilire nuovi legami e rinnovare l’impegno di tutta la diocesi verso i più poveri. E allora auguri ai 10 nuovi Lettori e Buona missione ai 6 testimoni in partenza.

Articolo di Emanuela Chiang
Foto di Andrea Serra
da: www.diocesiportosantarufina.it

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