La memoria di San Giacinto è attestata unanimemente dai più antichi martirologi. Anche se tra l’una e l’altra versione si notano alcune differenze, non è da mettere in dubbio la sostanza del martirio stesso, attestata da molte e antiche testimonianze. La memoria di San Giacinto è riportata il 27 luglio anche nelle due ultime edizioni del Calendario proprio della Diocesi di Porto – Santa Rufina, quella del 1917 e quella del 1964.

San Giacinto conseguì la palma del martirio a Porto, non sappiamo se verso il 100 o il 200. Prima gettato nel fuoco e poi nell’acqua, fu infine colpito con la spada. La Passio che segue è una nostra traduzione dagli Atti del Martirio che Lorenzo Surio (sec. XVI) curò sulla base dei più antichi Martirologi.

Lussorio consegnò San Giacinto al console Leonzio. Condotto alla sua presenza, Leonzio si mise ad interrogarlo: Come ti chiami? Quello rispose: Mi chiamo Giacinto. Se un servo o una persona libera? Giacinto disse: Sono servo. Il console Leonzio chiese: Di chi? Giacinto rispose: Del mio Signore Gesù Cristo. Leonzio disse: Gli Imperatori, nostri signori, ci hanno comandato di torturare con svariate pene e supplizi coloro che si rifiutano di sacrificare agli dèi. San Giacinto disse: Le vostre torture possono essere diverse, ma non eterne. Non temo tali torture, quanto piuttosto le pene eterne, quindi non ascolto i tuoi comandi, né le minacce del tuo signore. Oggi la vostra ira avvampa e svanisce; e quando sarete morti, non ci sarete più.

Lussorio esclamando disse a Leonzio: Continui ad ascoltare Giacinto che proferisce parole ingiuriose verso l’Imperatore, e che aspetti a torturarlo? Il console Leonzio rispose: Qual’è la sentenza contro di lui? Lussorio disse: Che sia bruciato vivo, e il suo corpo gettato in un torrente. Il Beato Giacinto disse: Puoi anche gettarmi alle fiamme, ma l’acqua che mi ha rigenerato mi accoglierà nuovamente come un figlio in lei rinato: sarà lei a farmi diventare martire, dopo avermi reso cristiano. Lussorio, oggi stesso ti divorerà un serpente, perchè tutto il paese sappia che Dio vendica il sangue del suo servo che tu, per il tuo arbitrio, hai comandato di bruciare nel fuoco e gettare nell’acqua.

Il Beato Giacinto fu gettato nel fuoco, ma quel giorno nè il fuoco né l’acqua riuscirono a nuocergli, perchè subito il fuoco fu spento e l’acqua lo rimandò a riva incolume. A riva Lussorio se ne stava tutto superbo, preparandosi al pranzo. Stando sotto un albero, gli cadde addosso un serpente che, entrandogli sotto la tunica, lo uccise giungendo mordendolo dal ventre fino al cuore. Riverso in terra tutto gonfio, prima di morire vide con i suoi occhi il Martire di Cristo che camminava sulla sponda e cantava “Siamo passati attraverso il fuoco e l’acqua, e ci hai condotti al refrigerio”.

Tali eventi vennero annunciati al console Leonzio, che inviò il boia con molti altri soldati, con l’ordine di catturarlo e di pronunciare immediatamente la sentenza capitale. I soldati lo condussero non lontano dalla città e lì lo uccisero. Quindi, una donna nobile e religiosa di nome Giulia, giungendo a Roma, di notte, insieme ai suoi servi ne raccolse il corpo e gli diede sepoltura con onore in un vicino campo di sua proprietà; presso il sepolcro del beato Martire fece costruire anche una piccola stanza, dove ottengono grazie e benefici tutti i credenti in Cristo, che regna nei secoli dei secoli. Amen.

A cura di d. Roberto Leoni


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